Forum FALLIMENTI - Avvio della procedura: Fallimento di societa' di persone

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Anonimo
Fallimento di societa' di persone
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Chiedo cortesemente ragguagli sul fallimento di societa' di persone.
Grazie

Anonimo
risposta
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TRATTO DALLA GUIDA GIURIDICA DI FALLCO.

Rapporti tra fallimento della societa’ e dei soci

Normalmente la sentenza con cui viene dichiarato il fallimento della societa’ contiene anche la dichiarazione di fallimento dei soci, di tutti coloro, cioe’, dei quali sia stato accertato lo status di socio illimitatamente responsabile dell’ente che fallisce (compresi di quelli che limitatamente responsabili in forza del contratto sociale, abbiano in concreto assunto responsabilita’ illimitata in tutte le obbligazioni sociali), in quanto il fallimento di costoro e’, come detto, conseguenza legale del fallimento sociale; sicche’, come non e’ necessario, nell
’istruttoria prefallimentare, alcun accertamento circa la natura imprenditoriale dei soci o circa la loro situazione di insolvenza, cosi’ non e’ necessaria in sentenza alcuna motivazione su questi requisiti.

Una nuova sentenza e’ necessaria per estendere il fallimento gia’ dichiarato ad altri soci occulti o alla societa’ occulta, quando si scopra che l’imprenditore dichiarato fallito operava in societa’ con altri (art. 147, comma 2°), o, comunque, in tutti i casi in cui, per errore o per la necessita’ di ulteriori accertamenti del rapporto sociale relativamente ad uno o piu’ soci e dei limiti della responsabilita’ illimitata di questi (socio accomandante, socio receduto ecc.), non si sia provveduto o non sia stato possibile provvedere contestualmente al fallimento della societa’; la prima sentenza emessa fa, infatti, stato sugli accertamenti in essa contenuti, ma non su quelli non effettuati.

Il primo comma dell’art. 148 l.f., al fine di assicurare una direzione unitaria al fallimento della societa’ e di ciascun socio illimitatamente responsabile, dispone che sia nominato un unico giudice delegato ed un unico curatore, e, per una svista, attribuisce allo stesso tribunale, anziche’ al giudice delegato, il potere di nominare piu’ comitati dei creditori.
L’unitarieta’ degli organi non significa che il legislatore abbia accolto la tesi dell’unitarieta’ della procedura perche’ il rapporto di dipendenza che sussiste all’origine, al momento dell’
accertamento dell’insolvenza della societa’, sfocia, una volta aperte le varie procedure a carico della societa’ e dei soci, in una separazione delle varie procedure aperte, quale logica conseguenza della possibilita’ che lo stesso soggetto destini a determinati scopi una parte del proprio patrimonio, per cui i patrimoni della societa’ e dei soci conservano la loro destinazione a garanzia dei rispettivi creditori.

Il fatto che sui beni della societa’ possano soddisfarsi soltanto i creditori sociali, mentre su quelli dei singoli soci possano far valere le loro ragioni sia creditori sociali che quelli personali, imponeva la netta separazione, attuata con il disposto del secondo comma dell’
art. 148, dei patrimoni di ciascuno soggetto fallito, che non puo’ non determinare una diversita’ di processi per i soggetti (fallito e creditori), per l’oggetto (distinzione tra patrimoni) e per finalita’ (liquidazioni separate).

Di conseguenza, la presenza di un unico giudice delegato ed un unico curatore serve ad assicurare l’unitarieta’ di indirizzo per i rapporti che esistono tra i vari patrimoni e le varie parti del patrimonio dello stesso soggetto (quella conferita nella societa’ e quella personale), ma il giudice delegato e il curatore sono organi non di un unico fallimento, ma organi comuni a ciascuna delle procedure aperte; tant’e’ che, in dottrina come in giurisprudenza, si ammette la possibilita’ della nomina di un curatore speciale nel caso venga a determinarsi un conflitto di interessi tra le masse dei creditori, al fine di tutelare gli interessi del fallimento del socio in contrasto con quelli della societa’ o di altro socio, (e non, quindi, di difendere gli interessi personali del socio contro il suo fallimento), e, quando il curatore agisce utendo juribus del fallito (risoluzione, annullamento o adempimento di un contratto ad esempio) viene distinta la sua legittimazione a stare in giudizio con riferimento al fallimento interessato, sia dal lato attivo che passivo (Cfr. Cass. 28.3.94 n. 2996; Cass. 7.6.89 n. 2766).

Si puo’, quindi, dire che il fallimento della societa’ di persone e dei soci illimitatamente responsabili comporta l’apertura di una pluralita’ di procedimenti esecutivi collettivi concorsuali, i quali sono riuniti in un simultaneus processus per esigenze di opportunita’ processuale, dettate dalle reciproche influenze, che non escludono una separazione- come nel caso della contemporanea dichiarazione di fallimento di due societa’ con parziale o totale identita’ di soci- o la vita autonoma e la stessa sopravvivenza di un fallimento all’altro.

Anonimo
fallimento società di persone
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la domanda è talmente generica che difficilmente si può dare una risposta. Da evidenziare il fatto che nel caso di dichiarazione di fallimento di una società di persone si aprono tante procedure quanti sono i soci illimitatamente responsabili e quindi abbiamo anche tante masse attive e passive.
La complessità staà nel fatto che nella gestione della procedura è obbligatorio, e non sempre agevole, tenere distinte le masse al fine di poter effettuare correttamente i piani di riparto.

Anonimo
risposta
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Ha perfettamente ragione nel segnalare la estrema genericità della domanda e, di conseguenza, della risposta. Effettivamente nel caso di fallimento di società di persone, come accennato nella risposta, si aprono tante procedure quanti sono i soci, più quella riguardante la società, con formazione di masse attive e passive distinte.
Uno dei pregi del programma FALLCO è proprio quello di gestire anche il fallimento delle società di persone e dei soci tenendo conto dei criteri accennati.
Un particolare meccanismo prevede, infatti, il trasferimento dei insinuati al passivo della società nel passivo dei singoli soci, giusto il disposto dell’art. 148 l.f.- e non viceversa- tenendo conto delle posizioni che essi assumono nell’ambito di ciascun fallimento. Così ad esempio un credito garantito da ipoteca gravante su un bene societario viene automaticamente inserito in chirografo nel passivo dei soci, con possibilità di disattivare il sistema automatico per ciascun creditore e ciascun credito qualora ricorrano esigenze diverse; ed esempio un credito sociale chirografario viene trasferito nella stessa categoria nel passivo dei soci, ma se uno di questi ha dato ipoteca per lo stesso credito su un suo bene personale, si può- anzi si deve- escludere il meccanismo per quel socio- cliccando su un apposito bottone che appare sullo schermo- e si inserisce quel credito in via ipotecaria nel passivo del socio interessato; un altro bottone permette di collegare i due crediti in modo che il programma sappia che si tratta dello stesso credito e ne possa tener conto nei riparti.
Questi, infatti, sono eseguiti in automatico e si possono predisporre riparti per la società e per ciascun socio, senza un necessario ordine cronologico, provvedendo il programma, a ripartire l’attivo del soggetto fallito interessato dal riparto tra i creditori che figurano nel suo passivo e a decurtare quanto ricevuto da un creditore nei successivi o contemporanei riparti degli altri soggetti. Non solo, ma il programma predispone anche l’importo del regresso di ciascun socio, che abbia pagato più della quota di sua competenza, nei confronti degli altri soci, in applicazione della normativa fallimentare sulla solidarietà di cui agli artt. 61,62 e 63 l.f..
Egualmente il programma provvede tenere sempre distinte le masse attive, distribuendo, ad es. gli interessi attivi sull’unico libretto della procedura, alla società e a ciascun socio, facendo i conti speciali per ciascuno di essi, e così via.
Creso Srl.