Forum FALLIMENTI - Varie: fallimento e concessione amministrativa

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Miriana Imbriaco
28/02/2003 00:00
fallimento e concessione amministrativa

esposizione dei fatti:
La ditta fallita gestiva un macello di proprietà di più comuni. Tali comuni con delibere consiliari decisero di affidare la gestione del mattatoio intercomunale mediante CONCESSIONE del servizio al fallito.
Al momento dell'apposizione dei sigilli il Giudice delegato ha deciso la continuazione dell'impresa anche al fine di non interrompere il pubblico servizio della macellazione delle carni.
La sentenza di fallimento è datata 18/11/2002. In data 3/02/2003, la curatela, previa autorizzazione del Giudice Delegato, con atto notarile, ha stipulato un contratto di fitto dell'azienda fallita con un terzo.
I comuni CONCEDENTI contestano alla curatela e al giudice delegato la legittimità del provvedimento di fitto d'azienda, vista la natura strettamente personale su cui si fonda il rilascio di concessione amministrativa.
Gradirei conoscere con la massima urgenza il Vostro parere a riguardo.

Zucchetti SG Srl
04/03/2003 00:00
intervento

Concessione macello

La domanda formulata pone una serie di quesiti di non agevole risposta, assumendo in materia prevalenza la normativa di settore (non facilmente ricomponibile se non da esperti del settore), e il contenuto della concessione.

In linea generale si può dire che il pubblico macello rientra tra i beni indisponibili del patrimonio del Comune poiché è destinato al soddisfacimento di un pubblico servizio; è pacifico, tuttavia, che la disponibilità degli stessi può essere legittimamente attribuita ad un soggetto diverso dall'ente titolare del bene- entro certi limiti e per alcune utilità - mediante concessione amministrativa (in tal senso, da ultimo, Cass. 26.4.2000, n. 5346; Cass. S.U. 12.2.1999 n. 50, Cass.19.2.1999 n. 79, Cass. 3.9.1998 n. 8768, Cass. 22.11.1993 n. 11491) e non anche mediante locazione. Ed appunto una concessione, come da lei esposto, è intervenuta i Comuni proprietari e la ditta fallita.

Non è escluso in astratto che il concessionario possa, a sua volta, dare in uso a terzi, a titolo oneroso e dietro corrispettivo, i beni oggetto della concessione, mediante una locazione o una subconcessione. Questo rapporto, considerato in giurisprudenza ora di diritto privato ed ora di diritto pubblico, va configurato, secondo il più recente orientamento, dell'uno o dell'altro tipo a secondo le particolarità delle singole fattispecie (Cass. n. 5346/2000 cit; Cass. 7.11.1989 n. 4645 e Cass.19.2.1992 n. 2056). Nella specie è abbastanza sicuro che si versa nella seconda perché nell’affitto stipulato dalla curatela i beni oggetto di concessione hanno conservato la strumentalità col fine che l’ente pubblico si proponeva all’atto della concessione al privato, sicché il terzo si trova in posizione analoga a quella del concessionario, impiegando ed essendo tenuto ad impiegare i beni ed a svolgere le attività, comprese o meno fra quelle che il concessionario avrebbe potuto svolgere direttamente, che siano componenti del servizio di macellazione.
Questo discorso è importante perché se nel caso di un rapporto privato si potrebbe in qualche modo discutere della libertà del concessionario di stipulare un contratto con un terzo, quando si tratta di rapporto pubblico nel senso indicato, si è in presenza di una subconcessione, che richiede sicuramente il consenso dell’ente concedente, dato o preventivamente o al momento.

Legittime sembrano, quindi, le proteste dei Comuni, cui si potrebbe tentare di resistere richiamando la temporaneità del contratto e , principalmente, l’interesse altrettanto pubblico sottostante di una migliore realizzazione dell’attivo cui è finalizzato l’affitto, ma si tratta di una strategia di incerto successo, specie se, è già prevista nell’atto di concessione una clausola di indisponibilità.
Zucchetti SG Srl