Forum FALLIMENTI - La Legge Fallimentare: Affitto azienda

UtenteMessaggio / data
Maria Teresa Scerbo
Isola di Capo Rizzuto (KR)
Affitto azienda
13/06/2017 15:25
Buonasera
espongo la seguente situazione nella speranza di trovare la soluzione nella risposta che gli esperti e/o i colleghi vorranno dare.
Fallimento ditta individuale, il GD su proposta del curatore, nelle more della presentazione del programma di liquidazione , ha autorizzato l'affitto d'azienda (apparso utile al fine della più proficua vendita dell'azienda, avuto riguardo alla conservazione dei livelli occupazionali e stante la probabilità che l'affittuario sia interessati al successivo acquisto)
Nel bando al punto "canone di fitto" è stato indicato (erroneamente):
"il canone mensile è pari ad euro 1.000,00 oltre IVA di legge" per cui l'unico offerente, poi risultato aggiudicatario , ha versato 1.220,00.
Poichè l'affitto dell'unica azienda è invece soggetto a imposta di registro proporzionale 3%, mentre la curatela ha riscosso a titolo di cauzione 1.220,00 (pari ad un canone di euro 1.000,00 oltre Iva) come si fa per rimediare? Dato che ancora non si è proceduto alla stipula del contratto d'affitto si può, dandone evidenza , convenire in sede di atto pubblico che la maggiore somme riscossa dalla curatela (per l'IVA) sarà considerata un acconto sui canoni futuri?
Oppure è opportuno retrocedere all'aggiudicatario la maggiore somma da questi versata alla curatela per l'IVA non dovuta?
Infine l'ultimo dubbio riguarda la partita Iva della curatela,avendo affittato l'unica azienda occorre chiudere la partita Iva della curatela oppure la stessa può essere mantenuta?
Grazie

Stefano Andreani - Firenze
Luca Corvi - Como

RE: Affitto azienda
19/06/2017 22:51
Ci pare (e ci auguriamo) che il problema sia meno grave di come si teme nel quesito.

Interpreteremmo la dizione "oltre IVA di legge" come "oltre IVA se dovuta per legge, e nell'importo stabilito dalla legge".

Quindi semplicemente l'affittuario dovrà pagare solo i 1.000 euro mensili, oltre al 50% dell'imposta di registro se (come avviane abitualmente) è così previsto dal contratto.

L'importo versato in più può essere sia restituito che trattenuto in acconto del canone successivo; personalmente preferiamo questa seconda soluzione, che evita di dover richiedere l'emissione del mandato per la restituzione del maggiore importo riscosso.

Infine, per quanto riguarda il mantenimento o meno della partita IVA, della questione si è occupata la Circolare 4/11/86 n. 72, la quale ha affermato che "Nel particolare caso di locatore dell'unica azienda data in affitto, esso perde, come chiarito con la circolare n. 16 del 19 marzo 1985, lo status di soggetto passivo d'imposta pur conservando, soltanto ai fini anagrafici, il numero di partita IVA, salvo i casi di presunzione assoluta di soggettività passiva d'imposta di cui all'art. 4 del D.P.R. n. 633. In sostanza si ha una sospensione temporanea dell'esercizio dell'attività da parte del locatore, tenuto conto che, nella generalità dei casi, esso riprende la gestione dell'azienda alla scadenza del contratto. Ne consegue che a tale soggetto, come si e' detto, va conservato il numero di partita IVA che sara' dallo stesso riutilizzato alla scadenza del contratto e fino alla cessazione dell'attività".

La partita IVA non deve quindi essere chiusa, anche perchè potrebbe dover essere utilizzata per la cessione dei beni facenti parte dell'azienda in questione, qualora la stessa non fosse ceduta come tale.