Forum FALLIMENTI - Passivo e Rivendiche: spese insinuazione non dovute

UtenteMessaggio / data
Umberto Canovese
Piazzola sul Brenta (PD)
spese insinuazione non dovute
05/12/2017 18:00
Chiedo cortesemente conferma che le spese di insinuazione richiesta in chirografo da un ente tributi non siano dovute.
Grazie

Zucchetti SG
RE: spese insinuazione non dovute
06/12/2017 20:15
Per le spese relative alla domanda di insinuazione sono sostenute dopo la dichiarazione di fallimento e dovrebbero, quindi, essere non ripetibili in forza del principio della cristallizzazione dei crediti alla data della dichiarazione di fallimento. Ed infatti, in tal senso si è espressa la giurisprudenza di merito, (cfr. Trib. Milano, 21/05/2012, n. 58409 ma la Cassazione ha ritenuto che "Le spese d'insinuazione al passivo, sostenute dal concessionario incaricato della riscossione dei tributi erariali, devono essere ammesse al passivo fallimentare, in virtù dell'applicazione estensiva dell'art. 17 d.lg. n. 112 del 1999 che prevede la rimborsabilità delle spese relative alle procedure esecutive individuali, atteso che un trattamento differenziato delle due voci di spesa risulterebbe ingiustificato, potendo la procedura concorsuale fondatamente ritenersi un'esecuzione di carattere generale sull'intero patrimonio del debitore" (Cass. 01/03/2010, n. 4861).
Questa sentenza è stata criticata ma a nostro avviso è condivisibile. Bisogna, infatti, tener conto, in linea generale (al di là cioè che il creditore insinuante sia l'agente per la riscossione) che l'art. 95 c.p.c. dispone che le spese per gli interventi nella procedura esecutiva sono a carico di chi ha subito l'esecuzione e che, per il principio di esclusività, il creditore non ha altro mezzo per far valere la sua pretesa che intervenire nel concorso. Questa inevitabilità della domanda attribuisce natura accessoria al credito delle spese necessaria per presentarla, ed è questo principio che giustifica la disposizione dell'art. 95 c.p.c., che, a sua volta, trova una conferma, in sede fallimentare, nel primo comma dell'art. 54, che, implicitamente ribadendo la natura concorsuale del credito per le spese in questione, attribuisce loro lo stesso rango prelatizio del credito principale.
Dal combinato disposto degli artt. 95 c.p.c. e 54 comma 1° l.fall. si ricavano, dunque, due principi: che le spese per la domanda di insinuazione, in quanto dirette a realizzare l'intervento dei creditori nella procedura esecutiva concorsuale, sono a carico del fallito e che le stesse devono avere lo stesso trattamento del credito cui si riferiscono.
Questo per quanto riguarda le spese vive ordinarie per l'intervento nel processo di esecuzione, nel mentre le spese del legale- che non sono indispensabili per la partecipazione al concorso potendo il creditore sottoscrivere la domanda personalmente-, non costituiscono- secondo l'interpretazione per la verità risalente della Cassazione- un accessorio del credito ovvero una derivazione necessaria dello stesso, bensì un credito autonomo, sorto successivamente alla dichiarazione di fallimento e come tale incapace di incidere sulla massa attiva fallimentare.
Questa tesi, però, va incontro alla facile obiezione che, data la natura giurisdizionale del procedimento di verifica, non può impedirsi al creditore di essere assistito da un avvocato qualora egli, in ragione della rilevanza tecnica delle questioni da affrontare, non sia in grado di predisporre autonomamente la domanda, sicchè, in queste condizioni l'intervento del legale diventa non più facoltativo ma necessario e comunque ricollegabile al comportamento del debitore (che non ha pagato) anteriore alla dichiarazione di fallimento. Quest'ultima soluzione è quella più diffusa nella prassi, ed è condivisibile sia perché tutela il creditore, che, diversamente sarebbe costretto a sopportare le spese necessariamente sostenute, sia perché nella rafforzata giurisdizionalizzazione del procedimento attuata con la riforma, la non obbligatorietà della difesa tecnica è una eccezione giustificata dalla presumibile semplicità della domanda che può essere contraddetta dalla realtà del caso concreto, sia perché nei procedimenti ordinari nei quali lo jus postulandi appartiene alla parte personalmente, a questi compete, in caso di vittoria, la ripetizione delle spese di causa, compresi diritti ed onorari, qualora si sia servito di un legale.
In tal modo, non si generalizza il rimborso delle spese del legale, ma si lascia al giudice la possibilità di vagliare, nel caso concreto, la necessità delle stesse, escludendo quelle ritenute superflue o eccesive a norma dell'art. 92 c.p.c. in riferimento al contenuto tecnico delle problematiche affrontate, con conseguente collocazione di tutte le spese (borsuali e legali) che vengono riconosciute, nella stessa posizione del credito per capitale.
Zucchetti Sg srl