Forum FALLIMENTI - LA LEGGE FALLIMENTARE

Immobili gravati da rifiuti tossici

  • Marco Scattolini

    Macerata
    22/02/2021 18:33

    Immobili gravati da rifiuti tossici

    Salve, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria nr. 3 del 26/1/2021, chiedo se in assenza di vendita di un immobile acquisito al Fallimento e gravato da rifiuti tossici (con fondi non capienti per la spesa di smaltimento) sia possibile chiederne l'abbandono ai sensi dell'art. 104-ter, magari informando preventivamente il Comune. Infatti, in caso contrario, la Procedura non potrebbe mai chiudersi.
    • Zucchetti SG

      23/02/2021 20:19

      RE: Immobili gravati da rifiuti tossici

      La recente sentenza del Consiglio di Stato da lei richiamata ha definitivamente chiarito che ricade sulla curatela fallimentare l'onere di ripristino e di smaltimento dei rifiuti di cui all'art. 192 d.lgs. n. 152-2006 e i relativi costi gravano sulla massa fallimentare; ciò in quanto il curatore attraverso l'inventariazione dei beni dell'impresa, acquista la detenzione dell'immobile su cui si trovano i rifiuti nocivi e quindi diventa legittimato passivo dell'ordine di rimozione.
      Poiché l'obbligo dello smaltimento sorge per la curatela in quanto questa ha la custodia dei beni del fallito, se ne deve dedure che ove il fallimento non acquisisca all'attivo il bene immobile su cui sono collocati i rifiuti o, dopo averlo acquisto, dismetta la disponibilità degli stessi attraverso la procedura di cui all'art. 104ter co 8, l. fall., il predetto obbligo di smaltimento non sorga, nel primo caso, e cessi, nel secondo.
      Questa possibilità di dismissione- che ovviamente sussiste nei limiti in cui lo consente l'art. 104ter citato che richiede che l'attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente- stranamente non è stata presa in considerazione nella sentenza c in esame, nel mentre è stata raffigurata l'ipotesi dei beni sopravvenuti, per i quali l'art. 42 co. 3, l. fall. prevede che il curatore possa rinunciare ad acquisirli "qualora i costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo dei beni stessi". E su questo punto, il Consiglio di Stato ha precisato che "l'evenienza prevista da tale art. 42, comma 3, costituisce una mera eventualità di fatto, riguardante la gestione della procedura fallimentare e il ventaglio di scelte accordate dal legislatore al curatore e non incide sul rapporto amministrativo e sui principi in materia di bonifica come sopra rappresentati", il che significa che una cosa è la scelta lasciata al curatore di acquisire i beni sopravvenuti in base alle valutazioni previste dalla norma fallimentare, ma una volta acquisiti i beni, il curatore resta soggetto agli obblighi in materia di bonifica; discorso che evidentemente può essere pari pari esteso alla previsione dell'abbandono dei beni non convenienti.
      Rimane il dato, messo anche questo in evidenza dal Consiglio che, in tal modo, i costi della bonifica finiscono per ricadere sulla collettività incolpevole, "in antitesi non solo con il principio comunitario chi inquina paga, ma anche in contrasto con la realtà economica sottesa alla relazione che intercorre tra il patrimonio dell'imprenditore e la massa fallimentare di cui il curatore ha la responsabilità che, sotto il profilo economico, si pone in continuità con detto patrimonio". Tuttavia questa considerazione, in casi come quello in esame in cui il fallimento non dispone di fondi per provvedere alla bonifica e il costo della stessa è superiore al possibile realizzo del bene bonificato, perde consistenza, perché, se il curatore non dismette il bene, in mancanza di risorse, il Consiglio prospetta il necessario intervento del Comune, nell'esercizio delle funzioni inerenti all'eliminazione del pericolo ambientale, salvo poi ad insinuare le spese sostenute per gli interventi nel fallimento, che non consentirà il rimborso dato il valore del bene.
      Riteniamo, pertanto, che anche dopo l'intervento del 26.1.2021 del Consiglio di Stato in seduta plenaria, il curatore possa ancora dismettere i beni immobili su cui sono collocati rifiuti nocivi, la cui liquidazione è ritenuta manifestamente non conveniente, che fa venir meno l'obbligo di bonifica.
      Zucchetti SG srl