Forum FALLIMENTI - PASSIVO E RIVENDICHE

Privilegio del professionista

  • Claudia Fracassi

    BRESCIA
    16/01/2020 18:55

    Privilegio del professionista

    Buonasera,
    nel caso di un commercialista che ha svolto le proprie prestazioni per diversi anni nei confronti di una società fino al fallimento, senza aver mai chiesto nè ricevuto nulla di compenso, ora si trova ad insinuarsi al passivo per il proprio credito. Considerato che l'incarico non si è mai interrotto, è comunque applicabile il biennio di privilegio? A mio avviso la sentenza di fallimento potrebbe essere considerata una causa di interruzione e, di conseguenza, il privilegio deve essere attribuito solo per i due anni antecedenti il fallimento.
    Resto in attesa di una Vostra gentile risposta.
    Cordiali Saluti
    • Zucchetti SG

      17/01/2020 18:35

      RE: Privilegio del professionista

      Con riferimento al calcolo del biennio di cui all'art. 2751 bis n. 2 c.c., abbiamo già detto altre volte che è consolidato l'orientamento secondo cui il privilegio di cui alla norma citata decorre non dal momento della dichiarazione di fallimento del debitore, bensì dal momento in cui l'incarico professionale è stato portato a termine o è comunque cessato, allorchè il credito dell'onorario è divenuto liquido ed esigibile. Momento che può coincidere con la data del fallimento se l'attività, come lei dice essere avvenuto nel suo caso, era ancora in corso a quella data.
      In applicazione di tale criterio si tratta di vedere se nel caso al quale si vuole applicare la norma, si tratta di un incarico unico (o seppur spezzettato in varie attività, comunque rientrante in un incarico unitario), oppure di più incarichi plurimi, perché da questa premessa ne derivano soluzioni diverse.
      Nel caso, infatti, di incarico unitario, il limite biennale sostanzialmente è privo di rilevanza perché, dato il carattere unitario dell'esecuzione dell'incarico e dei relativi onorari, che maturano al momento della cessazione dello stesso, il privilegio copre anche il corrispettivo dell'attività svolta prima del biennio anteriore alla cessazione.
      Se si applicasse la stessa regola anche al caso di pluralità di incarichi allo stesso professionista- ossia se ciascuno di essi fosse considerato in modo autonomo e a ciascuno si applicasse la regola del limite biennale a decorrere dalla cessazione di ciascuno- è chiaro che il limite biennale sostanzialmente non troverebbe mai applicazione. Per per dare un significato alla norma, la Cassazione (la più chiara su questo tema è Cass. 14/10/2015 n. 20755), ha chiarito che, pur dovendosi riconoscere l'autonomia dei vari incarichi e dei conseguenti rapporti giuridici, non può considerarsi ciascun incarico avulso dal suo contesto plurale ed è in relazione al rapporto nel suo complesso che opera il limite dei due anni. Invero, - precisa la Corte- detto limite, "opera proprio con riferimento alle ipotesi di pluralità di incarichi professionali, nelle quali il biennio non può decorrere che dal momento della cessazione del complessivo rapporto professionale composto dai distinti rapporti originati dai plurimi incarichi: in altri termini, "gli ultimi due anni prestazione" di cui parla la norma in esame sono gli ultimi in cui si è svolto (non già l'unico o ciascuno dei plurimi rapporti corrispondenti ai plurimi incarichi ricevuti, bensì) il complessivo rapporto professionale, sicchè restano fuori dalla previsione del privilegio i corrispettivi degli incarichi conclusi in data anteriore al biennio precedente la cessazione del complessivo rapporto".
      Questo il quadro giuridico da tenere presente. Stabilire poi nel caso se l'incarico sia stato unitario o plurimo, è questione di fatto che va risolta alla luce delle effettive modalità con le quali si è svolto il rapporto. Quello che noi possiamo dire è che Trib. Como, 24/06/2019 in un caso molto simile al suo in cui un commercialista incaricato da anni a svolgere la tradizionale attività di tenuta della contabilità e di consulenza fiscale, considerata dal professionista come unitaria, ha ritenuto che la prestazione non fosse oggettivamente unitaria, ma si esauriscono di volta in volta. "Nel caso di specie- si legge nella sentenza- dall'esame della lettera di incarico in atti, emerge che l'incarico era conferito con una previsione temporale di un anno, tacitamente rinnovabile, di anno in anno. Inoltre la analitica individuazione dell'oggetto dell'incarico (impianto e tenuta contabilità ordinaria, formazioni bilanci annuali, redazione dichiarazioni fiscali, assistenza societaria continuativa e generica) rende chiaro che tutte le attività avevano, in ragione della loro tipologia, un orizzonte temporale coincidente con l'anno, trattandosi delle ordinarie attività di tenuta della contabilità e di predisposizione degli adempimenti fiscali, da ripetersi di anno in anno, in conformità con la legislazione applicabile".
      Zucchetti SG srl