Forum ESECUZIONI - LE OPPOSIZIONI

Omessa notifica al debitore dell'ordinanza di fissazione della vendita

  • Pietro Giovannoni

    10/06/2018 18:01

    Omessa notifica al debitore dell'ordinanza di fissazione della vendita

    In una procedura esecutiva il debitore esecutato eccepisce la nullità della vendita deducendo l'omessa notifica dell'ordinanza di vendita. Richiama, a supporto delle proprie deduzioni, quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 26930 del 19/12/2014, secondo la quale "Pur in assenza di un vero e proprio obbligo giuridico di notificazione dell'ordinanza di vendita, sono nulle la vendita immobiliare e la successiva aggiudicazione in caso di omessa notifica al debitore dell'ordinanza di fissazione della vendita, posto che detta omissione impedisce all'esecutato di richiedere la conversione del pignoramento e viola il diritto al contraddittorio, desumibile anche dall'art. 111 Cost., che va salvaguardato nel processo esecutivo ogniqualvolta detto diritto sia funzionale all'esercizio di facoltà sostanziali o processuali da parte dell'esecutato".
    È possibile addivenire ad un risultato di questo tipo?
    • Zucchetti SG

      11/06/2018 09:51

      RE: Omessa notifica al debitore dell'ordinanza di fissazione della vendita

      Le doglianze del debitore potrebbero essere fondate solo se si trattasse di esecuzione esattoriale, cioè di esecuzione intrapresa dal concessionario della riscossione dei tributi in forza delle previsioni di cui al dpr 602/1973.
      Questo è il caso del quale si è occupata la corte di cassazione nella sentenza richiamata nella domanda, dove il ragionamento dei giudici di legittimità è condivisibile in quanto, nelle esecuzioni esattoriali, la notifica dell'avviso di vendita è espressamente prevista dall'art. 78, comma 2 d.P.R. 602/1973 ed è elemento costitutivo del pignoramento.
      Il principio espresso nella citata pronuncia, non è tuttavia esportabile nel perimetro delle procedure esecutive "ordinarie".
      A questo proposito osserviamo, in primo luogo, che la sentenza del 2014 si limita a rinviare, recependone le conclusioni, a Cass. 5341/2009, la quale a sua volta faceva proprio il precedente costituito da Cass. 12122/2003, affermando che la mancata comunicazione dell'ordinanza di vendita aveva impedito al debitore di accedere al beneficio della conversione del pignoramento.
      Sennonché, proprio l'analisi di questi precedenti, dimostrano che l'assunto fatto proprio dalla sentenza del 2014 non può estendersi alle esecuzioni ordinarie.
      In primo luogo la sentenza 5341/2009 (la quale aveva ritenuto che l'omessa comunicazione dell'ordinanza di vendita avesse impedito al debitore esecutato di accedere alla conversione) aveva ad oggetto una fattispecie regolata dalla originaria formulazione dell'art. 495 c.p.c., secondo il quale la conversione del pignoramento poteva essere richiesta "in qualsiasi momento anteriore alla vendita" e non già "prima che sia disposta la vendita". La modifica normativa del 2005 che ha portato all'attuale formulazione dell'art. 495 c.p.c. comporta allora che il momento ultimo entro il quale il debitore può chiedere la conversione del pignoramento è l'udienza di cui all'art. 569, con la conseguenza che la mancata comunicazione dell'ordinanza di vendita (la quale segue quella udienza) è irrilevante ai fini della conversione, poiché interviene quando il termine processuale è ormai spirato.
      In secondo luogo, la precedente n. 12122/2003, a ben vedere, non afferma affatto il principio fatto proprio dalla cassazione nel 2014, in quanto essa si è occupata del caso (del tutto diverso) in cui non era stato comunicato il decreto, adottato ai sensi dell'art. 567 c.p.c., con cui si fissava l'udienza dell'art. 569 e non l'ordinanza di vendita.
      Dunque, gli argomenti posti a base della pronuncia del 26930/2014, ove riferiti ad una esecuzione non esattoriale ci sembrano, per le ragioni evidenziate, superabili.
      Inoltre, occorre osservare che va sempre più affermandosi nella giurisprudenza della corte di cassazione il principio secondo il quale il debitore (e ogni interessato) non può limitarsi a denunciare la mera violazione di una norma processuale (quale, nel caso di specie, la mancata comunicazione dell'ordinanza di vendita), dovendo altresì specificare quale pregiudizio sostanziale ne abbia concretamente ricevuto (sul punto, Cass. 3.2.2012, n. 1609, secondo cui "Nell'opposizione agli atti esecutivi, le ragioni per le quali la lesione del contraddittorio abbia comportato l'ingiustizia dell'atto dell'esecuzione contestato, causata dall'impossibilità di difendersi a tutela di un proprio diritto, devono essere poste a fondamento dell'impugnazione e vanno, pertanto, tempestivamente dedotte in sede di opposizione"; analogamente n. 14774 del 30/06/2014, secondo cui "In tema di espropriazione immobiliare, il giudice, pur avendo constatato un'illegittimità della procedura, non deve accogliere l'opposizione se non venga dimostrato che dalla stessa sia derivata la lesione dell'interesse del debitore a conseguire dalla vendita il maggior prezzo possibile per aver impedito ulteriori e più convenienti offerte di acquisto").
      Dunque, ed in conclusione, o il debitore deduce quale sia stato lo specifico pregiudizio che ha subito a causa della mancata comunicazione dell'ordinanza di vendita (pregiudizio che non può consistere, per le ragioni esposte nella impossibilità di accedere alla conversione), oppure la doglianza (anche se fondata e tempestivamente sollevata nel termine di cui all'art. 617 c.p.c.) va rigettata.