Forum FALLIMENTI - LA LEGGE FALLIMENTARE

Accettazione dell'eredità del fallito

  • Maria Cristina Bongiorno

    Milano
    10/01/2020 17:38

    Accettazione dell'eredità del fallito

    Il fallito ha ereditato quote immobiliari per successione materna nel 2010 e paterna nel 2019; il fallimento è stato dichiarato nel 2013; avevo trascritto la sentenza dichiarativa del fallimento sulla quota ereditata nel 2010 ma non accettata dal fallito; non ho ancora trascritto la sentenza sulle quote ereditate nel 2019.
    Essendo in corso trattative con gli altri comproprietari per la vendita delle quote, manca però la continuità delle trascrizioni, come mi devo comportare:
    1. accettare l'eredità ex art. 35 LF con beneficio d'inventario sarebbe oltremodo complicato e costoso (si tratta di immobili siti in Lombardia e Sicilia, oltre ad un legato), rispetto al valore delle quote;
    2. accettare senza beneficio d'inventario sarebbe rischioso in quanto eventuali debiti ereditari darebbero debiti ella massa da pagare per intero in prededuzione (e non credo che il giudice mi autorizzi);
    3. far accettare l'eredità al fallito, sempre che accetti? Con o senza beneficio d'inventario? Chi sopporterebbe i costi e quali sarebbero le conseguenze per il fallimento?
    E' evidente che l'accettazione pura e semplice del fallito, se comporta per il fallimento gli stessi rischi riguardo ai debiti ereditari, non avrebbe alcun senso.
    Altrimenti, quale altra soluzione per vendere le quote?
    Grazie.
    • Zucchetti SG

      13/01/2020 13:36

      RE: Accettazione dell'eredità del fallito

      Sui beni ereditati dal fallito dalla madre nel 2010 non doveva effettuare la trascrizione della sentenza di fallimento in quanto il chiamato all'eredità, all'epoca in bonis, aveva rinunciato all'eredità, per cui i beni oggetto di quella eredità (né ovviamente la quota in presenza di altre chiamati) erano entrati nel patrimonio del soggetto poi fallito tre anni dopo (e quindi fuori anche dal periodo sospetto per una eventuale revocatoria della rinuncia).
      Diverso il discorso per l'eredità paterna in quanto la successione si è aperta in pendenza di fallimento del chiamato all'eredità e per essi trova applicazione il secondo comma dell'art. 42, pe ril quale "sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il fallimento, detratte le passività incontrate per l'acquisizione e la conservazione dei beni medesimi". Ne consegue, pur sussistendo ancora qualche dubbio sull'acquisizione automatica o meno die beni, che l'accettazione dell'eredità possa essere fatta dal curatore del chiamato e che possa farlo soltanto mediante accettazione con beneficio di inventario, sia perché risponde ad un principio generale che questo è il mezzo di accettazione di eredità altrui sia perché deve scomputare le passività, e non deve far gravare sui creditori concorsuali del fallito debiti successivamente pervenuti. In sostanza deve fare una valutazione di convenienza se accettare o non raffrontando l'attivo con il passivo.
      Non esistendo alternative all'accettazione beneficiata non vi sono strumenti diversi per acquisire i beni per venderli agli altri eredi; tuttavia poiché ha tempo per l'accettazione, salvo che un coerede non le faccia fissare un termine, potrebbe nel frattempo trovare un accordo transattivo che preveda la rinuncia sua e il versamento di una somma per evitare controversie, e dopo il pagamento, rinunciare. Ma è meglio che consulti un avvocato perché è una operazione rischiosa.
      Zucchetti SG srl
      • Maria Cristina Bongiorno

        Milano
        06/02/2020 17:28

        RE: RE: Accettazione dell'eredità del fallito

        Per la successione del 2009 (rettifico, non del 2010), preciso che il fallito non aveva rinunciato all'eredità, solo non aveva trascritto l'accettazione; temo, comunque, che la trascrizione della sentenza di fallimento non produca alcun effetto, posto che i beni non sono stati acquisiti alla massa in quanto non ereditati dal fallito.
        Nel frattempo sono decorsi 10 anni, il fallito non ha mai dichiarato alla curatela di aver ereditato ma solo di non possedere beni immobili e il diritto di accettazione è ormai prescritto.
        L'intervento della curatela nella procedura esecutiva, precedente, può valere come interruzione della prescrizione, dunque, il curatore può ancora accettare l'eredità del fallito (con beneficio d'inventario) e trascrivere?
        Ci sono ipotesi di sospensione della prescrizione in caso di fallimento (art. 2941 cc o altra norma)?
        In alternativa, la trascrizione della sentenza e l'intervento possono costituire accettazione tacita? Secondo la Cassazione, la voltura catastale costituisce accettazione tacita.
        Infine, la transazione con gli altri comproprietari , in caso di mancata accettazione (espressa o tacita) e continuità delle trascrizioni, sarebbe fattibile?
        Di nuovo grazie.
        • Zucchetti SG

          06/02/2020 20:22

          RE: RE: RE: Accettazione dell'eredità del fallito

          C'è qualcosa che non torna, nel senso che non capiamo come abbia potuto trascrivere la sentenza di fallimento sui beni del de cuius, deceduto prima della dichiarazione di fallimento, senza che il chiamato all'eredità avesse accettato l'eredità stessa, in quanto i beni dovevano ancora essere intestati in capo al defunto. Ammesso che il diritto ad accettare l'eredità si trasferisca al curatore (l'art. 42 parla dei beni che pervengono al fallito durante il fallimento), questi avrebbe prima dovuto accettare l'eredità, ed accettarla con beneficio di inventario, e poi trascrivere la sentenza. Non crediamo pertanto che la trascrizione della sentenza, comunque eseguita, possa essere considerata quale accettazione tacita di eredità da parte della curatela , che, perlatro, non essendo nel possesso dei beni, può accettare solo facendo la dichiarazione specifica di acettazione con beneficio di inventario ex art.487 c.c. né, egualmente, l'intervento nel giudizio esecutivo; ora essendo il diritto di accettare prescritto, non può più procedere all'accettazione.
          Presumiamo, invero, che il giudice, quando ha autorizzato la causa per l'accertamento della accettazione tacita dell'eredità, si riferisse alla accettazione da parte del fallito per costituire un titolo da trascrivere; se, infatti, costui ha accettato, seppur tacitamente, entro i dieci anni dall'apertura della successione, il problema della prescrizione è superato, anche se non è avvenuta alcuna trascrizione dell'accettazione e i beni ereditari, in quanto entrati nel patrimonio del fallito con l'accettazione, possono essere appresi all'attivo fallimentare, salvo a vedere l'eventuale opponibilità al creditore pignorante (probabilmente si perché la sentenza di accertamento dovrbebe avere valore retroattivo alla data dell'accettazione)..
          Zucchetti SG srl
          • Maria Cristina Bongiorno

            Milano
            07/02/2020 18:41

            RE: RE: RE: RE: Accettazione dell'eredità del fallito

            Infatti, la sentenza è stata trascritta la curatela non era a conoscenza della mancata accettazione dell'eredità e l'ufficio non ha fatto obiezioni; la mancata accettazione è continuità delle trascrizioni è emersa dieci anni con il pignoramento di un terzo (che, peraltro, non ha eccepito la prescrizione del diritto della curatela).
            Concordo sul fatto che l'accertamento riguardi, presumibilmente, l'accettazione tacita del fallito (il giudice non lo specifica), ed il solo elemento potrebbe essere la voltura catastale delle quote ereditate che, mi pare, la giurisprudenza ammette, pur con qualche distinguo.
            • Zucchetti SG

              07/02/2020 20:32

              RE: RE: RE: RE: RE: Accettazione dell'eredità del fallito

              La regola di fondo in tema di accettazione tacita è che "l'accettazione tacita di eredità può desumersi soltanto dall'esplicazione di un'attività personale del chiamato tale da integrare gli dell'atto gestorio incompatibile con la volontà di rinunziare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione alla qualità di erede, con la conseguenza che non possono essere ritenuti atti di accettazione tacita quelli di natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell'accettazione, ex art. 460" (Cass. n. 12753/1999).
              Chiaro il principio ispiratore, ma la casistica è svariata. Si è detto, per quanto qui può interessare, che non costituisce accettazione la denuncia di successione ed il pagamento della relativa imposta, trattandosi di adempimenti di contenuto prevalentemente fiscale diretti ad evitare l'applicazione di sanzioni, come tali non implicanti univocamente la volontà di accettare l'eredità (Cass. n. 4783/2007; Cass. n. 4756/1999); la mera richiesta di trascrizione di un atto di acquisto relativo a una successione ereditaria (Cass. n. 5111/2009); la registrazione e trascrizione del testamento (Cass. n. 37/1964; Cass. n. 5275/1986); la richiesta di pubblicazione del testamento (Trib. Venezia 4 gennaio 1982, FI, 1982, I, 2342; ecc.
              Molto dipenderà da cosa si riesce a dimostrare in causa e principalmente s eil fallito era o non nel possesso dei beni.
              Zucchetti SG srl